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Sinossi

Karima, celebre fotografa algerina residente a Parigi da molti anni, è costretta a rientrare precipitosamente ad Algeri per assistere all’agonia del padre, il vecchio patriarca con il quale venti anni prima aveva rotto ogni rapporto. Il ritorno obbligato tra coloro che l’hanno vista nascere e crescere, tra i membri di quella famiglia da cui si era allontanata per sfuggire dall’oppressione paterna, risveglia in lei i fantasmi del passato. Durante i venti anni d’esilio passati in Francia, Karima aveva fatto di tutto per cancellare il passato e mimetizzarsi nella realtà di un mondo che non era il suo, ma che le permetteva di sopravvivere. Quando ormai pensava di aver definitivamente esorcizzato la sua vita precedente, ecco quest’ultima riemergere in tutta la sua complessità. Nel viaggio che la riporta nella terra d’origine ogni cosa, ogni personaggio ha l’effetto di riaprire antiche ferite. Nella casa d’Algeri, nella quale si respirano ancora l’aria e i tanti profumi del passato, Karima comprende che la musica dei ricordi non sempre è gioiosa. Nei luoghi dove venti anni prima si era consumato un dramma che l’aveva costretta a fuggire dal padre, la donna scopre che suo fratello minore Morad, da sempre sottomesso al genitore, aveva trovato nel fondamentalismo islamico la strada della rivolta.
Suo malgrado, Karima si trova coinvolta nell’arduo compito di salvare dalla pena capitale il fratello, accusato di essere il capo di una cellula terroristica. Nel momento in cui riesce a dimostrare l’innocenza di Morad e ottenere la sualiberazione, nuove prove dimostrano la colpevolezza del fratello. Sconvolta dalle ultime irrefutabili rivelazioni, Karima si sente divisa tra la spinta a nascondere la verità che condanna definitivamente Morad alla pena capitale e il desiderio di far valere il senso di giustizia sul legame di sangue che la lega al fratello.

 


Il cast

Rachid Benhadj

Regista

Nato ad Algeri, Rachid Benhadj si forma in Francia laureandosi in architettura presso l’Ecole Supérieure des Arts Décoratifs con una tesi in architettura teatrale. Sempre a Parigi si diploma in regia presso l’Ecole Supérieure de Cinema. Rientra poi nel paese natale dove consolida la propria esperienza professionale, per lo più in televisione. Nel 1995 si trasferisce in Italia, dove ottiene la cittadinanza e insegna Regia e Analisi dei film nella scuola di cinema Actmultimedia a Cinecittà. Nel 1997 intraprende la lavorazione del film per la televisione L’albero dei destini sospesi, storia della relazione tra una donna italiana e un giovane migrante marocchino, prodotto dalla Filmalbatros di Marco Bellocchio e dalla RAI-Radiotelevisione italiana all’interno del progetto “Un altro paese nei miei occhi”. L’ancoraggio a un preciso contesto storico-sociale contraddistingue film quali Il pane nudo (2006), tratto dall’omonimo romanzo autobiografico dello scrittore marocchino Mohamed Choukri, Touchia (Cantique des femmes d’Alger, 1993) e il recente Parfums d’Alger (2012), dove, a partire dalla traiettoria di alcuni personaggi femminili, si scruta l’Algeria nella fase terminale della guerra di liberazione, all’inizio degli anni Novanta. Con Mirka (2000), la narrazione è immersa in uno spaziotempo non definito, seppure fortemente allusivo, in cui echeggia lo scenario del conflitto serbo-bosniaco, con la devastante eredità delle pulizie etniche e degli stupri di massa nel travaglio della ripresa. L’eleganza dei movimenti di macchina, l’impatto della resa fotografica, l’intensità drammatica delle vicende e dei riferimenti, via via affinatesi grazie anche all’autorevolezza delle professionalità coinvolte, concorrono a un sapiente coinvolgimento emotivo dello spettatore, rispondendo alle esigenze di una diffusa distribuzione, propria della formula realizzativa praticata da Benhadj, che si colloca all’interno dei moduli fortemente strutturati delle coproduzioni internazionali. Oltre all’impegno nel campo cinematografico, Rachid Benhadj dipinge. Le sue opere hanno partecipato a numerose mostre internazionali in diverse parti del mondo: Grand Palais a Parigi, Biarritz, Leningrado, Mosca, Copenhagen, Spagna, Algeri, numerose città italiane ecc. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti vi è il prestigioso premio internazionale per la pittura alla Mostra Internazionale di Parigi (1973).

Vittorio Storaro

Direttore della Fotografia

Vittorio Storaro si diploma giovanissimo al Centro Sperimentale di Cinematografia nella sezione di Ripresa Cinematografica. A ventun anni è già operatore alla macchina in Pugni, pupe e marinai di Daniele D’Anza. Nel 1966 è assistente operatore nel primo film di Bernardo Bertolucci, Prima della Rivoluzione e nel 1968 è per la prima volta direttore della fotografia in Giovinezza, di Franco Rossi. Dopo aver lavorato con Dario Argento in L’uccello dalle piume di cristallo, nel 1970 torna a lavorare con Bertolucci in La strategia del ragno, film che segna l’inizio di una feconda collaborazione fra Storaro e il regista. Fra i titoli, Il conformista (1970), Ultimo tango a Parigi (1972), Novecento (1976). Nel 1979 gira il film che lo consacra, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, con il quale vince nel 1980 il suo primo Oscar per la migliore fotografia; il secondo lo ottiene nel 1982 per Reds di Warren Beatty (1981) e nel 1988 per L’ultimo imperatore di Bertolucci (1987), con il quale vince anche il David di Donatello 1988. Nel 1991 Storaro viene premiato con il Nastro d’Argento e il BAFTA per Il tè nel deserto, mentre nel 1994 ottiene il Nastro d’Argento per Il piccolo Buddha. Nel 1998 per Tango di Carlos Saura vince il Gran Premio per la tecnica a Cannes e il Nastro d’Argento. Nella sua carriera ha collaborato con registi come Luigi Bazzoni, Giuseppe Patroni Griffi, Fabio Carpi, Giuliano Montaldo, Salvatore Samperi, Luca Ronconi, Bernardo Bertolucci, Francis Coppola, Warren Beatty, Carlos Saura e Alfonso Arau. È stato il più giovane a ricevere l’American Society of Cinematographers Lifetime Achievement Award e, dopo Sven Nykvist, l’unico premiato che non fosse cittadino americano. E’ stato membro della giuria del festival di Venezia nel 1987 e di Cannes nel 1991. Si è battuto perché si usasse la dizione “cinematografia di” anziché “fotografia di” e aspira che in tutto il mondo si ottenga il riconoscimento legislativo del diritto di autore per tutti gli autori della fotografia cinematografica.

 

Monica Guerritore

Dopo il folgorante debutto a quindici anni nel Giardino dei Ciliegi con la regia di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano avvenuto nel 1974 viene diretta dai maggiori registi italiani, da Missiroli a De Lullo a Gabriele Lavia. Interprete di ruoli di grande rilievo (Giocasta, Lady Macbeth, Ofelia) dà vita a personaggi femminili di grande forza come la Signorina Giulia di Strindberg e Marianne in Scene da un matrimonio di Bergman. Dal 2001 al 2004 collabora con Giancarlo Sepe e porta in tournée con enorme successo di pubblico Madame Bovary, Carmen e La Signora dalle Camelie.  Figura anomala nel panorama italiano ha dato vita a personaggi inquietanti anche al cinema come in Fotografando Patrizia di Salvatore Samperi seguito da Scandalosa Gilda, Sensi e la Lupa diretta da Lavia .Primi incassi nelle stagioni cinematografiche. In televisione debutta nel 1977 con il primo sceneggiato a colori della Rai diretto da Sandro Bolchi, Manon Lescaut.Torna in Rai, sul primo canale, per sua scelta, solo nel 1997, con Costanza di Pierluigi Calderoni e nel ’99 con L’amore oltre la vita. Nel marzo 2004 è Ambra in Amanti e segreti. Nel 2004 /2007 mette in scena Giovanna DArco da lei scritto, diretto e interpretato, uno degli spettacoli piu’ visti delle ultime stagioni teatrali. Nel 2006 è Ada Sereni nel film in due puntate “Exodus: i clandestini del mare“; la messa in onda è il 27 gennaio, il Giorno della Memoria 2007.  Nel Dicembre 2007 inizia a girare con Ferzan Ozpetek il film “Un Giorno Perfetto” mentre a Marzo 2008 viene chiamata da Mimmo Calopresti per interpretare la madre di uno dei ragazzi uccisi nel film documentario sulla tragedia della Thyssen-Krupp. A Maggio 2008 è sul set dell’amico Pappi Corsicato per una partecipazione nel film che segna il ritorno del regista “Il seme della discordia“. A Settembre-Ottobre 2008 gira il film “La Bella Gente” con Antonio Catania e Elio Germano per la regia di Ivano de Matteo. Nel 2010 in “Sant’Agostino” ha il ruolo di “Monica” con Alessandro Preziosi e la regia di Christian Dugay, produzione Lux Films. Porta contemporaneamente in alcuni teatri italiani una “Lectio Magistralis” su Dante/Leopardi da lei elaborata: “Dall’Inferno all’Infinito”. Con Mi chiedete di parlare, un testo su Oriana Fallaci da lei scritto e interpretato, conquista il Festival di Spoleto (luglio 2011.). E’ attualmente Judy Garland nel musical End of the Rainbow di Peter Quilter. Nel cinema i suoi ultimi ruoli in una commedia “La peggior settimana della mia vita” di Alessandro Genovesi,“Come non detto” un film sul coming out ed è in uscita un film sulla famosa manifestazione pacifista delle donne ad Algeri del 1997 ” Parfums d’Alger” diretto da R. Benhadj con la fotografia di Storaro. Nel 2012 è Rosa Priore in “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo e nel febbraio 2013 va in onda Trilussa con Michele Placido. Ha pubblicato nel 2011 con Mondadori “La Forza del Cuore“. Nell’ottobre del 2013, insieme a Giovanni Nuti, è al Teatro Trianon di Napoli nel concerto “mentre rubavo la vita..” 20 brani musicati dallo stesso Nuti su testi di Alda Merini. Raramente in televisione per show e dibattiti. Non fa vita mondana e dedica parte del suo tempo libero alle cause umanitarie. Ad Aprile 2008 dedica 6 recite straordinarie di “Giovanna D’Arco” alla lotta dei monaci tibetani, rispondendo all’appello del Dalai Lama. E’ impegnata a fianco di Articolo 21 e Save Darfur alla sensibilizzazione per la lotta nel Darfur.

– I PREMI –

2007 riceve il Premio “Una Coppola per il Dialogo” insieme al Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, come riconoscimento a due persone che, nei loro rispettivi ambiti, hanno promosso il dialogo tra culture e religione diverse.
2008 Per la prima volta l’UNESCO riconosce che un’opera d’arte (un lm) può contribuire ad una politica di pace. Per questo Rachid Benhadj ha ricevuto il più alto riconoscimento, consegnato dal presidente dell’UNESCO: Medaglia del 50e anniversario della dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’UNESCO (Parigi) al regista Rachid Benhadj (2000).
Tutti i film del regista Rachid Benhadj hanno partecipato ai festival internazionali più importanti, tra cui il festival di Cannes, Montpellier, Venezia…

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