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un docufilm

di

MARY GRIFFO

con la partecipazione straordinaria di MARISA LAURITO

e le ultime, intime riflessioni del pentito CARMINE SCHIAVONE

prima della sua morte

“Perché nessuno parla? Tanto che gliene frega che la gente muore, i bambini nascono deformi o muoiono di leucemia… Io l’ho fatto per questa gente qui, perché io avevo tutto da perdere e niente da guadagnare in questa impresa e, infatti, ho perso tutto: come diciamo a Napoli, casa patria e onore… Io ho ancora gli incubi e la notte salto dal letto pensando ai miei errori passati. Chi me lo ha fatto fare…”

Carmine Schiavone

 

NOTE DI REGIA

Di Terra dei Fuochi si parla da anni. Innumerevoli servizi televisivi, reportage, inchieste e articoli hanno descritto il problema dell’inquinamento ambientale, da molti ormai chiamato biocidio.

Da questo fiume di informazioni, nasce il bisogno di raccontare la Terra dei Fuochi da un altro punto di vista, da un’angolazione diversa: realizzare un documentario che non fosse solo una denuncia, ma anche lo specchio della condizione di fragilità dell’essere umano che ha paura perché è vittima, troppo spesso, di interessi più grandi.

Sullo sfondo di Terra dei Fuochi, infatti, è la paura che si manifesta in modo prepotente e in molte forme: paura dei prodotti del proprio territorio, di ciò che si porta in tavola, paura del cibo, elemento fondamentale per sopravvivere che può trasformarsi in causa di morte.

Il Segreto di Pulcinella è un vero e proprio viaggio fatto di volti e storie: Carmine Schiavone, pentito di mafia che per più di vent’anni ha denunciato la devastazione del territorio campano, perpetrata dalla criminalità organizzata in accordo con le aziende corrotte, racconta di ciò che ha significato per lui il fenomeno del traffico dei rifiuti tossici nella sua ultima apparizione in video, girata poco prima della sua morte; le attiviste che già tredici anni fa combattevano contro lo sversamento dei rifiuti tossici; Don Maurizio Patriciello, simbolo della lotta contro la distruzione del territorio campano; madri che hanno perso i loro bambini; il medico di base che vede tante famiglie duramente colpite dalla “brutta malattia” dei loro cari; bambini e ragazzi spaventati dal cibo che mangiano, dall’aria che respirano, dall’acqua che bevono…

Questi volti rappresentano uno spaccato della martoriata terra campana, uomini, donne, adolescenti, medici, preti, casalinghe, mamme, figli tutti accomunati dallo stesso timore e dalle stesse ansie, perché tutti vivono sotto lo stesso cielo, nel quale si disperdono i fumi prodotti dai fuochi.

A fare da filo conduttore del discorso, sarà la maschera di Pulcinella, sia quella indossata dal burattinaio Bruno Leone che traghetterà lo spettatore nei luoghi di Terra dei Fuochi, sia quella incarnata dal burattino stesso simbolo del Teatro delle Guarattelle.

La figura di Pulcinella, infatti, ha un significato non solo storico, artistico e culturale, ma soprattutto di denuncia sociale. Metaforicamente, infatti, la maschera simboleggia la plebe napoletana che, stanca di subire abusi e umiliazioni, si ribella al potere che spesso è disumano.

Con la sua ironia e con la sua forza Pulcinella si burla del potere, per affermare la sua volontà di vivere e superare gli ostacoli.

Pulcinella è una maschera che non conosce confini: in Francia è conosciuta e amata come Polichinelle, in Germania come Kaspar, in Inghilterra Punch, e così via.

Ecco perché rappresenta il simbolo e il tramite perfetto per accompagnare lo spettatore nel corso di un viaggio emotivo così forte, suscitato dalle voci dei protagonisti e dalle immagini del territorio, in alcuni casi devastato, in altri rigoglioso e florido come la Campania Felix di un tempo.

 

SOGGETTO

Napoli, zona collinare. Una terrazza affacciata sul panorama: le case, i palazzi, il golfo, il porto e il Vesuvio sullo sfondo. Mille luci tremolano. È quasi l’alba. La città si risveglia pian piano, mentre il cielo si rischiara.

In un giardino incantato, con burattini appesi agli alberi e marionette ovunque, dei bambini in gruppo sono seduti a terra, in attesa, fremono, coi volti sorridenti davanti a un teatrino dei burattini con il sipario chiuso. Lo spettacolo sta per cominciare.

“C’era una volta un re, anzi no… C’era una volta un regno chiamato Campania Felix, dove la terra era fertile e bellissima e la gente aveva tanta roba buona da mangiare ed era felice…”

Comincia così il racconto di Pulcinella ai bambini. La sua voce e il suo volto simbolo della cultura napoletana all’estero, saranno il filo rosso che attraverserà l’intero documentario.

Proprio il burattino Pulcinella, infatti, protagonista del teatro delle guarattelle, introdurrà o anticiperà i temi e le storie che i personaggi raccontano, traghettando lo spettatore in quella che un tempo era la Campania fertile e felice, ormai trasformata in Terra dei fuochi, un luogo triste, pieno di fumi, cibo avvelenato e malattie; una specie di “pattumiera dItalia”, una terra da riconquistare e ricostruire.

Una situazione esplosiva denunciata già all’inizio del 2000 da un gruppo di coraggiosi cittadini di Caivano; tra di loro una sarda, Speranza Piu, tra le più agguerrite nel denunciare l’emergenza rifiuti del paese e nel richiamare quell’attenzione delle istituzioni che sarebbe arrivata solo dopo anni, con don Maurizio, parroco del Parco Verde di Caivano, che racconta di cittadini stremati dal fetore dei roghi continui, impreparati ad affrontare la situazione e avviliti dall’impossibilità di dialogare con le istituzioni.

Tutto documentato anni fa anche dall’ispettore superiore della Polizia di Stato Roberto Mancini in un lavoro preciso e puntuale per la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000.

Un poliziotto integerrimo, di cui ci racconta la moglie Monika; un uomo preciso e dedito al suo lavoro di investigatore, che per anni è stato un vero e proprio Don Quijote della Terra dei Fuochi, unico a lottare contro i mulini a vento dei veleni che hanno massacrato questo territorio; un poliziotto morto di cancro proprio per il servizio reso allo Stato, che lo ha ‘risarcito’ con un indennizzo di soli 5.000 euro.

Intanto, la gente al mercato si interroga tra i banchi di frutta chiedendosi se i prodotti che acquista siano sani oppure no e, riflette amaramente, che non può fare altro che fidarsi.

Un anziano settantenne con gli occhi azzurri e l’aria serena, invece, coltiva il suo orticello e guarda i prodotti della sua terra con la zappa in mano. Lui è sicuro, quei prodotti sono buoni, farà conserve insieme alla moglie e le metterà in dispensa. L’uomo non mangia nulla che non provenga dal suo orto, non ci sarebbe nulla di strano, solo colpisce che quel vecchietto rassicurante sia Carmine Schiavone, ex esponente di spicco del clan dei Casalesi poi collaboratore di giustizia, uno dei primi a raccontare lo scempio del territorio, sin dal lontano 1996, indicando con esattezza i luoghi dei seppellimenti.

Tutto già detto, ma nulla sè mosso, quei veleni sono ancora lì, anche se il cancro sta divorando intere famiglie e colpisce persone sempre più giovani, come ricorda il medico di base Costanzo.

Troppi sono i bambini strappati alla gioia dell’infanzia.

Da qui dove nasce la disperazione delle attiviste, delle tante pazienti oncologiche intervistate simbolicamente sedute contro un muro bianco, come condannati a morte in attesa, in un luogo asettico, senza nessun abbellimento, niente calore.

Contro quest’angosciosa sensazione di impotenza, alcune madri di piccole vittime di Terra dei fuochi, divorate dal cancro prima di lasciarsi l’infanzia alle spalle, hanno voluto gridare per manifestare al mondo un dolore che è impossibile da cancellare, mentre i tanti comitati fuochi nati sul territorio cercano di dare voce alla speranza di riscatto di un’intera, martoriata regione e ai contadini arrabbiati che vogliono certezze per non soccombere alla disperazione.

Ecco il tema che lega tutto, la responsabilità: quella delle madri nei confronti della salute dei figli, del singolo nei confronti di sé stesso e del mondo; la ricerca della responsabilità più alta, quella degli attori principali dello scempio del territorio, le organizzazioni criminali e lo stato omertoso e inerte.

Il sipario si chiude, il burattinaio, vestito da Pulcinella, lascia alle sue spalle il teatrino. Ha terminato il suo racconto, ma la gente campana non si arrende.

Per tutto il film, i protagonisti che hanno dato voce alle storie del territorio preparano una manifestazione di protesta a Casal di Principe; un corteo di gente che vediamo formarsi davanti a un luogo simbolo, quello stadio comunale sotto il quale, come dice Schiavone, sono interrati rifiuti tossici di ogni tipo.

Da qui la fiumana di gente, tra cui camminano i protagonisti del racconto, parte per attraversare le vie della città, perché, quando sono unite per uno scopo comune, le persone hanno sempre il potere di cambiare le cose.